Salerno, caos al Masuccio. La dipendente accusata: “Nessuna aggressione, la verità è nei filmati”
Chiesta pubblicazione della nota a rettifica delle dichiarazioni di Coastline emerse nell’articolo di ieri relativo alla presunta aggressione al Masuccio.
“La lavoratrice rompe il silenzio: «Per ore provocata mentre nessuno interveniva» Dopo la pubblicazione della notizia relativa ai fatti verificatisi al Molo Masuccio Salernitano, emerge la versione della lavoratrice finora rimasta inascoltata. «Per tutta la mattinata ho cercato soltanto di fare il mio lavoro. I clienti che si dirigevano verso la mia biglietteria venivano continuamente richiamati da altri. Mi insultavano, mi provocavano, prendevano a pugni il box e cercavano in ogni modo di impedirmi di lavorare. Tutto questo mentre nessuno interveniva.» La dipendente respinge categoricamente la ricostruzione che la descrive come autrice di un’aggressione e chiede che vengano acquisite e visionate le registrazioni dell’intera mattinata, sostenendo che «la verità non si trova negli ultimi secondi, ma nelle ore che li hanno preceduti». Sulla vicenda interviene anche l’armatore Paolo Grassi. «Quanto accaduto non può essere letto come un episodio isolato. Da oltre tre anni denunciamo con esposti, diffide e segnalazioni un clima che definire ordinato è impossibile. Sul molo assistiamo quotidianamente a una situazione nella quale ciascuno sembra sentirsi autorizzato a fare ciò che vuole, tra accaparramento dei passeggeri, continue provocazioni e interferenze nell’attività degli altri operatori, sotto gli occhi di chi avrebbe il compito di garantire il rispetto delle regole e condizioni di lavoro dignitose.» Grassi conclude: «Sorprende che si sia raccontato soltanto l’epilogo senza ascoltare la lavoratrice e senza ricostruire il contesto. Sarebbe bastato esaminare quanto denunciato e documentato negli ultimi tre anni, anche attraverso le numerose notizie già pubblicate, per comprendere che questa vicenda non nasce ieri. Oggi tutti parlano di pochi minuti; noi chiediamo che si abbia il coraggio di guardare ciò che accade ogni giorno e di domandarsi perché una situazione del genere continui a ripetersi senza che venga definitivamente riportata entro il perimetro della legalità e del rispetto delle regole.»





